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Santa Rosalia e
la provincia di Sondrio... ricerca della Scuola Media di Vercana
Subito fuori Domaso, s'incontra a
sinistra la deviazione per Vercana, che si raggiunge dopo breve
salita, a metà della quale sorge il bel santuario della Madonna
della Neve (1634), costruzione votiva in ricordo della peste che
seguì la calata dei Lanzichenecchi. Costituita dalle frazioni di
Arbosto (sede comunale) e di Caino, anche Vercana, come molti
paesi delle valli dell'Alto Lago, subì fra il sec. XVI e il XVIII, una
massiccia emigrazione verso la Sicilia (a Palermo in
particolare).
Corrispondenza da
e per Palermo. Originali del 1600/1950>>
ROSALIA - Questa santa, data la
singolarità del suo culto nella nostra zona, merita particolare
attenzione e una presentazione un po' più articolata.
Prima del 1624, anno in cui si credette di aver trovato il corpo
"in antro montes Peregrini lapideas thecis mirabiliter inclusum",
la tradizione si riduceva ad affermare che Rosalia sarebbe morta a
Palermo, che era stata alla corte della regina Margherita, moglie del
re Guglielmo e che, avuto in dono il monte Pellegrino, vi si era
ritirata a far vita da penitente in una grotta.
Il culto della Santa in Sicilia doveva anticamente essere molto
diffuso se, oltre alla cappella edificata sul monte Pellegrino, presso
la spelonca dove ella era vissuta, le erano state dedicate altre
chiese a Palermo, Recalmuto, Bivona, Traiana, Scicli e persino a Rívello
nella diocesi di Policastro, in provincia di Potenza, e un altare le
era stato consacrato nella chiesa di Giuliana in provincia di Palermo
e la sua immagine era stata riprodotta nelle cattedrali di Palermo e
Monreale, nelle chiese di Bivona a Santo Stefano a Ragusa.
Ma agli inizi del XVII secolo il
culto di Rosalia era scaduto alquanto persino nella stessa Palermo se,
durante la processione indetta dal vescovo nel 1624 per scongiurare la
peste, il suo nome non venne invocato nelle litanie dei santi.
Dopo quell'anno si ebbe una svolta decisiva, perché il rinvenimento
delle ossa di santa Rosalia segnò l'inizio di un'intensa e
diffusissima venerazione che si estese dalla Sicilia praticamente a
tutto il mondo ed è ancora oggi molto sentita.
Il ritrovamento del corpo avvenne in seguito all'apparizione della
Santa a una ammalata, alla quale indicò il luogo di sepoltura. Le
ossa, consegnate all'arcivescovo di Palermo, sottoposte al giudizio di
teologi e medici, furono riconosciute autentiche l'11 febbraio 1950.
Pochi mesi dopo, per intercessione di santa Rosalia, Palermo venne
salvata dalla peste e i palermitani celebrarono un trionfo solenne il
7 luglio 1950. Alla festa partecipò anche, con la costruzione di
archi di trionfo, la "nazione lombarda".
La notizia dell'intervento miracoloso della Santa si diffuse ben
presto e anche il Vescovo di Mazara del Vallo "allo scopo di
preservare la città minacciata dalla peste infestante molti luoghi
della Sicilia, il 2 luglio 1965 fece venire da Palermo, per
concessione dell'Arcivescovo cardinale Giannettino Doria, una reliquia
della vergine patrona, santa Rosalia, che fu ricevuta con gran pompa e
solennità, racchiusa dapprima entro una cassettina d'argento e poi in
un artistico mezzobusto d'argento nel cui petto venne inserita.
A seguito del rinvenimento del corpo e dei prodigi attribuiti alle
reliquie della santa palermitana, si moltiplicarono i suoi reliquiari
e anche gli immigrati lombardi si impegnarono per ottenere reliquie da
inviare ai propri paesi perché li proteggessero dal contagio della
peste.
Papa Urbano VIII, sull'onda crescente della devozione, nel 1630 ordinò
di inserire il nome di Rosalia nel martirologio romano il 15 luglio,
giorno del ritrovamento del corpo, e il 4 settembre, festa
tradizionale della Santa.
La "Santuzza", così è chiamata a Palermo, è rappresentata
con il capo cinto da una corone di rose che da un lato rimandano
direttamente al suo nome, Rosalia, dall'altro al rosario, altro
attributo iconografico che talvolta la Santa tiene tra le mani, a
sottolineare il rapporto che la lega alla Madonna. Nel rosario
mariano, infatti, le rose bianche rimandano ai misteri gaudiosi,
quelle rosse ai misteri dolorosi.
Altri attributi iconografici sono il bastone da pellegrino, il
Crocefisso, la palma, il teschio, il libro aperto e la clessidra a
ricordare il tempo trascorso in preghiera e penitenza, ma al tempo
stesso simboli di morte che indicano la caducità terrena e lo
scorrere inesorabile del tempo, e poi la ciotola, con cui i pellegrini
usavano attingere l'acqua dal pozzo, la bisaccia e la conchiglia,
simboli del viandante.
Spesso Rosalia veste l'abito delle Agostiniane.
RELIQUIE E CULTO DI SANTA ROSALIA
IN ALTO LARIO 1626 - Brenzio
ottiene per la chiesa di San Giovanni Battista un
frammento di osso fornito del suo documento di autentificazione datato
5 ottobre, rilasciato dal vescovo di Palermo, costituito da una grande
pergamena miniata a colori e oro nella cui parte superiore è
raffigurata santa Rosalia racchiusa in una rosa rossa posta tra gli
stemmi del cardinale Doria, vescovo di Palermo, e di Filippo IV
d'Austria, re di Sicilia.
1628 - Il parroco di Vercana chiede al vescovo di Como Carafini
l'autorizzazione a venerare la reliquia di santa Rosalia (costituita
da un frammento di osso misto a incrostazione calcarea dovuta
all'umidità della grotta in cui fu rinvenuto il corpo), portata da
Palermo da Giacomo Frigino di Vercana, unitamente alla relativa
autentica, rilasciata dal vescovo del capoluogo siciliano e
sottoscritta il 21 gennaio del 1628 dal notaio Antonio Camali.
1632 - Montemezzo ottiene dalla Curia Vescovile di Como il permesso di
venerare una reliquia di santa Rosalia (frammento d'osso del braccio
sovrapposto a un pezzetto di pietra) portata nel paese altolariano,
col prescritto documento di autenticazione, "insieme alla
custodia per essa reliquia fatta fare in Palermo da Noi altri Paesani
per prezzo di scudi 36 in circa" e a un quadro con l'immagine
della Santa di Andrea Badali fu Antonio e Matteo Carloni fu Pietro, a
nome degli appartenenti alla Schola di San Martino di Montemezzo.
1642 - È la data incisa sul reliquiario
di santa Rosalia di Dosso
Liro.
1673 - Nel libro parrocchiale di Caino si fa cenno a un reliquiario
portato da Palermo e alla festa votiva a santa Rosalia.
1706 - Questa è la data incisa sul reliquario
della Santa conservato
a Livo.
1736 - L'11 marzo il vescovo di Palermo Epífanio da Napoli testimonia
l'autenticità di un frammento di osso di santa Rosalia donato alla
parrocchia di Caino da Francesco Caraccioli.
1743 - Sono così datati il reliquiario di Germasino
e il relativo
documento di autenticazione.
1762/1768 - Tre documenti, datati rispettivamente 6 agosto 1762,
10 ottobre 1762, 6 giugno 1768, attestano l'autenticità di varie
reliquie giunte a Caino, provenienti da Palermo.
Esistono in Alto Lario documenti di vario tipo che, oltre alle
reliquie, testimoniano la forte presenza della devozione a santa
Rosalia: dai numerosi quadri votivi agli orecchini d'oro traforati
racchiudenti una R, dal costume secentesco di "Moncecca"
derivato, forse, da un voto fatto alla santa per il ritorno degli
uomini che si trovavano in Sicilia durante un'epidemia di peste, alla
diffusione del nome Rosalia tra le donne del luogo. Ove era presente
una reliquia, il 4 settembre si celebrava con grande solennità la festa religiosa che troviamo documentata a
Trezzone, Peglio, Dosso Liro, Brenzio, Stazzona e Germasino.
Singolare è il caso di Montemezzo, dove la festa creò attrito e
discussioni tra i parroci della parrocchia e i vescovi di Como da una
parte e gli abitanti, sia residenti che emigrati in Sicilia
dall'altra, perché la processione con la reliquia si svolgeva, pare,
in modo disordinato e disturbato dagli spari dei mortaretti, forse a
ricordo delle feste palermitane e perché, col tempo, si era persa
l'autentica della reliquia.
Un altro motivo di attrito nacque dalla volontà dei parrocchiani di
usare per la processione con la statua della Santa che si svolgeva per
le vie del paese il baldacchino che, invece, secondo i canoni
liturgici, deve essere usato solo per le processioni con l'ostensorio.
Tratto da
CORRIERE DI COMO
/
Sito
su VERCANA, alto Lario, qui |