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"Viva Palermo,
Santa Rosalia e le balate 'ra Vucciria"
(tipica frase che viene gridata seguendo il carro di Santa Rosalia durante la processione
del FESTINO; la Vucciria è l'antico mercato palermitano noto a tutti
per il
famoso quadro di Guttuso ).
Detti
popolari
"Santa Rosalia pensateci Voi..."
(frase detta o pensata per uscire fuori da un problema grosso o piccolo che affligge il
devoto).
Curiosità
Il palermitano quando acquista un bene prezioso, ad esempio un'automobile o una
motocicletta, per augurio e protezione, suole portarlo davanti la Chiesa presso il
Santuario ed ivi farlo benedire con acqua benedetta della Sacra Grotta dal parroco.
Il 4 di Settembre
si festeggia il
nome Rosalia e, come si può facilmente immaginare, molti cittadini festeggiano
l'onomastico. Ma il 4 Settembre è anche un giorno di Pellegrinaggio per i palermitani: si recano presso
il Santuario a piedi percorrendo tutto l'itinerario della strada vecchia, chi a piedi
nudi, chi in ginocchio secondo la promessa fatta alla Santa per grazia ricevuta. Maggiori dettagli nella pagina:
Appuntamenti.
A Siviglia, in Spagna, è custodito, presso
la Cattedrale, un busto argenteo di Santa Rosalia: la portarono dei pescatori Palermitani
che vollero così ringraziare il popolo sivigliano per averli tratti in salvo da una
terribile tempesta abbattutasi al largo delle coste andaluse. L'equipaggio palermitano, allo stremo delle forze, chiese aiuto alla "Santuzza"
che provvide a far arrivare gli aiuti !
Nel 1600 e... rotti, un navigante di Pegli (GE) approdò a Palermo
dove trovò la peste. Gli abitanti, molto devoti a S. Rosalia,
ottennero la grazia; a Palermo, cessò l'epidemia. Il navigante si fece allora dare una reliquia e, di ritorno a Pegli,
la consegnò al Parroco. Da allora Rosalia divenne una santa molto venerata. Oltre ad un episodio di peste analogo a quello di Palermo, si dice
che Pegli, durante l'ultima guerra scampò ai bombardamenti proprio
per la devozione dei suoi abitanti a S. Rosalia.
Siamo nel luglio del
1850
di seguito il
programma del Festino di quell'anno....
Programma del Festino del 1850 Descritto da
Vincenzo Mortillaro Marchese di Villarena ( Guida per Palermo e pei suoi dintorni
1850 )
Delle feste popolari annuali in onore della
patrona santa Rosalia che celebransi ne' dì 11, 12, 13, 14, e 15 di luglio in Palermo.
Giorno 11 alle ore 22 fa mossa il carro trionfale e da Porta
Felice si conduce a Porta Nuova.
La sera la via Toledo è illuminata con doppia fila di
piramidi: e il Foro Borbonico delizioso per la sua pittoresca posizione, lo è vieppiù
per una ben intesa illuminazione. Sulla spiaggia vedesi elevata una grandiosa macchina
destinata a sostenere i magnifici fuochi artificiali, il cui disparo succeda alle ore due
della sera.
Terminato
lo sparo dei fuochi, trovasi la
Villa Giulia elegantemente e con variati disegni illuminata.
Sino alle ore quattro è vietato lo
scorrere in carrozza per la via Toledo come in tutte le cinque sere; dopo le ore quattro
comincia il corso.
Giorno 12 alle ore 22 corsa. La sera illuminazione, e
all ora una della notte scende il carro illuminato da Porta Nuova a Porta Felice.
Giorno 13 alle ore 22 corsa, e la sera come in quella del
giorno 11.
Giorno 14 alle ore 22 corsa. Indi la sera il vespro solenne
nella Cattedrale illuminata magnificamente. E illuminazione non che per Toledo, ma anche
della fonte Pretoria.
Giorno 15 la mattina vi è cappella reale al Duomo. La sera
alle ore 24 ha principio la processione, alla quale prendon parte tutte le società e
confraternite religiose per accompagnare l'urna preziosa ove son riposte
le sacre ossa della vergine santa Rosalia.
LA LEGGENDA DI
GARIBALDI: DISCENDENTE DI SANTA ROSALIA O SOLO FANTASIA POPOLARE
Garibaldi quando
venne in Sicilia nel 1860 , apparve agli occhi del popolo come un antico dio di guerra ai
cui cenni piegasi il capo superbo della vittoria .
Quest'uomo che , con un pugno di uomini , elude la vigilanza delle navi borboniche ,
approda a Marsala , sbaraglia i regi a Calatafimi , si apre una via sanguinosa sul Ponte
dell'Ammiraglio , ed entra in Palermo fortificata , asserragliata
, difesa da un esercito
di circa trentamila soldati , e procede eroicamente sereno in mezzo alla ruina e agli
incendi della città devastata ed arsa non poteva non colpire la calda fantasia di questo
popolo meridionale , allora più che adesso, vibrante di patriottismo, esaltato dagli
entusiasmi, ebbro di libertà.
A ciò si aggiunga la figura splendidamente artistica del duce, biondo e bello, il cui
sguardo era angelicamente dolce quando lo ispirava l'affetto, fiero e risplendente quando
lo animava il comando, terribile quando lo infiammava la collera.
A ciò si aggiunga quella camicia rossa che pareva lampeggiasse, e che fece divenire
Garibaldi una sublime apparizione.
E il popolo lo vide questo Garibaldi, in Piazza Pretoria, su cui la tirannide dalle mille
bocche dei suoi cannoni avventava la mitraglia; lo vide fermo e sorridente indolentemente
con un piccolo scudiscio che teneva in mano le schegge e le palle sibilanti al suo
orecchio,e ripetere tranquillamente che quei non erano per lui.
Il popolo, allora, creò il suo mito.
Santa Rosalia, protettrice e patrona della città, chiamavasi di cognome
Sinibaldi. Fra i
due cognomi, Sinibaldi e Garibaldi, v'è una certa assonanza.
Ebbene : Garibaldi discendeva da Santa Rosalia. Essa gli avea dato quello scudiscio, che
lo salvava dalla morte.
Non poteva essere altrimenti.
E la testa
biondamente leonina di Giuseppe Garibaldi fu circondata come da un 'aureola.
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