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LE TRE “ACCHIANATE” DEL MONTEPELLEGRINO ( di Girolamo Mazzola)

LA VALLE DEL PORCO – La prima delle “acchianate”.

Dalla preistoria fu certamente l’accesso principale al Montepellegrino e poi la via più breve per giungere direttamente alla grotta-santuario. Un’ode al Signore ed una croce, incise sulla roccia, a  metà del tratto principale, recita in greco: “Sii glorificato dovunque sempre, o Dio” e prova come in epoca bizantina fosse una strada già regolarmente percorsa dai pellegrini. Il sentiero che la attraversa, di cui esistono ancora chiare tracce, è stato battuto per secoli e fino ad oggi dai pastori con le loro greggi. Molto vicino all’imbocco inferiore della valle si apre la Grotta Niscemi, ricca di graffiti che testimoniano la sua caratteristica di luogo sacro e apotropaico. Continuando nella salita si possono apprezzare i resti di alcuni muri e di una antica cisterna e, attraverso i tratti scavati dal deflusso delle acque piovane, si giunge sui pianori più a monte ove sbocca con i due versanti del Cozzo della Mandra. Siti usati a lungo per interessi economici, per la pastura e forse qualche piccola coltura grazie ad una certa risorsa idrica disponibile (zona del “Gorgo”). Uno scavo all’imbocco superiore sul poggio della Croce e sul pendio del Santuario porta infatti le tracce di una civiltà pastorale e di una piccola comunità nel seno della quale probabilmente si fondò l’embrione del culto che, attraverso tanti sincretismi, è giunto fino a noi nella devozione per S. Rosalia.

LA SCALA VECCHIA – La seconda delle “acchianate”.

Costruita fra il 1638 e il 1650 attraversa la località del monte chiamata Prima Cupola o anche Lu Rimitu (l’Eremita) che lungo il percorso meridionale faceva parte di un varco anticamente denominato proprio della Scala Vecchia, appellativo che comprova l’esistenza di una strada anteriore a quella monumentale (la Scala Nuova) realizzata fra il XVII e il XVIII secolo, fatta costruire dal Senato di Palermo dopo la scoperta delle reliquie di S. Rosalia. Ci si riferisce pertanto ad un percorso a rampe ripide ancora più antico di quello seicentesco, già documentato nel Medioevo in un testamento del 1337 (P. Collura) e confermato durante la costruzione della moderna via P. Bonanno dall’architetto C. De Stefani. Questi ne rilevò la presenza verificando di fatto che univa le falde meridionali con il Santuario di S. Rosalia. Un primo tratto è costituito da un angusto e tortuoso sentiero scavato nella roccia, gradinato in più punti, in comune e in alcuni tratti parallelo o adiacente alla successiva Scala Nuova. Si immette nella zona della Prima Cupola ma se ne perde presto ogni traccia per l’accumulo di humus e di detrito e per i danneggiamenti causati dai lavori di viabilità effettuati per la costruzione delle successive strade. Riprende il tracciato allargandosi, a mo’ di trazzera, all’incrocio dell’attuale via Bonanno con la deviazione che porta al castello Utveggio, fino al Piano di Bernardo. Sale poi con una serie di tornantini per accostarsi nuovamente alla Scala Nuova un po’ più a valle fino ad incrociarla nel punto in cui si perviene al Santuario. Da qui la strada si suppone proseguisse attraverso la località denominata La Croce, per scendere fino al versante opposto del monte.

LA SCALA NUOVA – La terza delle “acchianate”.

Siamo nel XVII secolo, il Senato palermitano decide di migliorare l’antico camminamento che porta fino alla grotta di S. Rosalia mediante la realizzazione della cosiddetta Scala Nuova. Solo così diventa possibile accedere alla grotta ad un numero maggiore di pellegrini, godendo dello splendido paesaggio e del congruo ritorno che se ne può ottenere dal punto di vista economico. Storicamente la zona più adatta era quella, bene o male, tracciata dalla Scala Vecchia che in effetti spesso corre parallela o viene intersecata dalla nuova via. Si tratta di un’architettura abbastanza singolare e ardita; la sequenza delle trentaquattro rampe, in parte su volte e archi, si inserisce nel contesto della montagna determinando con la natura del luogo un particolare equilibrio, forse non voluto ma in pratica ottenuto, fra la strada e il paesaggio. La prima rampa (Scala Lunga) va dalla Piazza del Campo, in località Piede della Scala, iniziando con un terrapieno e proiettandosi poi sui primi otto archi. La seconda rampa poggia sui nove archi successivi, la terza ancora su dieci e la quarta su altri cinque, le successive ultime due rampe sono scavate nella roccia. Il rimanente percorso si inerpica con piccoli terrapieni e si incunea fra i boschetti, quasi in piano, per giungere fino alla cima. Ardita la costruzione, iniziata nel 1674 e inaugurata il 13 maggio 1725, ma continuamente soggetta a provvedimenti di manutenzione e consolidamento a causa dell’usura del tempo e degli eventi naturali (terremoti, precipitazioni atmosferiche, frane etc.).

 

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