IL SUO TEMPO – LA VITA

 

ROSALIA – IL SUO TEMPO

S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170, mentre sedeva sul trono del Regno di Sicilia Guglielmo I detto successivamente il “Malo”.

Era un periodo di grande splendore economico, di grande fermento culturale ed artistico ma politicamente turbolento.

Periodo anche di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della dominazione araba, dal ritorno del monachesimo bizantino e da quello occidentale, accolto con entusiasmo dai re normanni.

In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita in solitaria preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.

 

ROSALIA – LA VITA

Non si ha nessuna notizia certa, dal punto di vista storico, sulla famiglia della Santa.

La tradizione vuole che fosse figlia del conte Sinibaldi e della nobildonna Maria Guiscardi.

L’unica notizia in merito ci giunge grazie ad una iscrizione scolpita in una grotta presso “S. Stefano di Quisquina” nella quale lei stessa si direbbe figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e delle Rose.

Questa iscrizione rinvenuta nel 1624 da due muratori è da molti ritenuta “un falso storico” nel senso che porta notizie storicamente vere ma apocrife e non scolpite sulla roccia da lei.

Una tradizione orale, (citata dal Caetani) ci racconta come ella fosse dama di compagnia, della regina Margherita moglie di Gugliemo I detto il Malo.

Su richiesta del re era stata promessa sposa dal padre al nobile Baldovino, per il merito di aver salvato la vita al sovrano ma lei invece scelse di donare la sua vita a Cristo.

Lasciò la casa paterna e le umane comodità per una vita di preghiera.

All’inizio del suo cammino di fede Rosalia fu, quasi certamente, monaca basiliana come la raffigura un’antica pala d’altare del XIII sec.

In seguito scelse una vita da eremita fatta di contemplazione e di solitudine.

La prima esperienza di eremitaggio S. Rosalia la condusse nel bosco di Palazzo Adriano dove un passo montano è ancora chiamato con il suo nome.

Quindi si trasferì, per circa 12 anni, sulle montagne di Bivona, a S. Stefano di Quisquina, fermandosi presso una piccolissima grotta ancora oggi visitabile.

Da qui si recò a Palermo e probabilmente si fermò in una casa di proprietà del padre, nella zona dell’Olivella, ove fu costruita in seguito una Chiesa a Lei dedicata, per proseguire poi il viaggio e concludere la sua vita da eremita sul Montepellegrino, montagna sacra dei palermitani.

Giunta quasi alla sommità Rosalia si ritirò in una grotta nei pressi della quale c’era una piccola chiesa dedicata alla Madonna che, i bizantini prima ed i normanni poi, avevano realizzato là dove i Fenici avevano ricavato nella roccia un piccolo santuario rupestre dedicato alla dea Tanit.

Molto probabilmente Rosalia nell’ultimo periodo della sua vita (forse qualche mese) si fece murare all’interno della grotta dove poi morì.

 

(* Data della morte: nella lapide fuori del Santuario di Montepellegrino c’è scritto che morì

nel 1160 ma da ricerche più recenti sembra essere morta il 4 settembre del 1170.)

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