PESTE E GUARIGIONE

LA PESTE COLPISCE SEMPRE PIÙ PALERMO

27 luglio 1624

Il Pubblico Consiglio stabilisce di onorare S. Rosalia come patrona di Palermo, dedicarle una cappella in Cattedrale, venerare le sue reliquie con una solenne e “pomposa” processione e realizzare un’arca d’argento dove riporle.

Pochi giorni dopo, il 3 di agosto, muore colpito dal contagio il Viceré Emanuele Filiberto.

 2 settembre 1624

Il Senato ordina di far “luminarie” per le strade in onore di S. Rosalia.

 30 novembre 1624

Il cardinale Giannettino Doria, scettico sulla autenticità dei resti,  nomina una Commissione di teologi e medici perché si pronuncino sulla “invenzione* delle ossa” di S. Rosalia.

La Commissione rimane giustamente perplessa di fronte ai reperti.

(* Il termine “INVENZIONE” deriva dal latino “invenire”, nel senso di “rinvenire, trovare”).

 23 gennaio 1625

Il Senato elegge alcuni deputati  alla sanità per i quattro quartieri della città perché adottino provvedimenti atti a fronteggiare il rapido diffondersi della peste.

 13 febbraio 1625

Il saponaro Vincenzo Bonelli*, dopo aver perso la giovane moglie per la peste (11 febbraio), vestitosi da cacciatore. probabilmente per sfuggire ai controlli imposti per motivi di sanità pubblica verso coloro che avevano avuto parenti colpiti dalla malattia, con il cane e il fucile sale sul Montepellegrino con l’intenzione di suicidarsi gettandosi giù dalla cima.

Gli appare una “bella giovane fanciulla con volto d’angelo” che lo ferma dal gesto suicida.

Le chiede il nome e lei risponde: “Sono Rosalia”.

Lo conduce verso la grotta e gli dice che:

  • deve comunicarsi e confessarsi;
  • deve riferire all’Arcivescovo Doria di non dubitare più dell’autenticità delle ossa trovate e di portarle in processione per la città perché solo così sarebbe finita la peste;
  • lui sarebbe morto dello stesso morbo (peste) della sua sposa;
  • la Madonna le aveva promesso che la peste sarebbe cessata al passaggio delle sue ossa in città al momento del canto del “Te Deum Laudamus”.

Il Bonelli viene colpito dal contagio, come la Santa aveva predetto, in punto di morte racconta tutto al suo confessore chiedendogli di informare subito della visione l’Arcivescovo.

(* Il Bonelli è conosciuto anche come “il cacciatore”).

 GUARIGIONE  MIRACOLOSA

18 febbraio 1625

Il Cardinale colpito dal racconto di Vincenzo riconvoca la Commissione dei teologi e dei medici.

Questi il 18 febbraio certificano che tra i reperti vi è un corpo “ingastato in densa pietra” ed una piccola testa certamente di giovane donna.

Poiché si sapeva che l’unica donna vissuta sul monte era Rosalia, confortati anche dalle guarigioni miracolose e dalla corrispondenza delle predizioni agli accadimenti, si sollevano tutti i dubbi e viene dichiarata l’autenticità dei resti trovati.

 22 febbraio 1625

Il Senato riceve in forma ufficiale dal cardinale G. Doria le reliquie di santa Rosalia che, liberate in parte dalle incrostazioni calcaree, vengono elencate, riposte in un cofano rivestito di velluto e deposte in una cassa d’argento.

 3 marzo 1625

Il Senato autorizza la spesa per la costruzione dell’urna d’argento per le reliquie di S. Rosalia e dopo 10 giorni il cardinale Doria autorizza e predispone per la festa e la processione in onore della Santa.

 9 giugno 1625

Si svolge la processione delle ossa di S. Rosalia con la partecipazione di numerosissima gente.

Al passaggio dei resti e precisamente al canto del “Te Deum Laudamus” gli ammalati  guariscono dalla peste sotto gli occhi di tutti e il contagio si arresta.

Gli scrivani del re annotano nei registri comunali i nomi, l’età, il luogo della guarigione ed ogni dato di tutte le persone guarite.

 3 settembre 1625

A poco più di un anno dal ritrovamento delle ossa il cardinale Doria, luogotenente generale del regno, dispone che, essendo stata ottenuta per grazia di S. Rosalia la liberazione dalla peste, possono liberamente circolare “uomini, animali e merci”, certificando così l’estinzione completa dell’epidemia.

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